Stress Lavoro-Correlato

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Studio Campanini da trent'anni esegue valutazioni del rischio stress-lavoro correlato (analisi dei dati aziendali, check-list, questionari, interviste semistrutturate e focus-group) con approccio scientifico e secondo le linee guida (UNI/ISO 450001-45003) e le migliori prassi internazionali .

Lo stress lavorativo (stress lavoro-correlato) è riconosciuto dalla letteratura scientifica come un costo consistente per le organizzazioni (EU-OSHA, 2014). Numerose ricerche hanno messo in luce che il lavoro stressante causa numerosi problemi di salute e impatta negativamente sulla sicurezza dei lavoratori, oltre a diminuire la produttività.

Valutare lo stress permette di identificare le misure correttive più appropriate per creare un clima lavorativo favorevole e aumentare l'engagement lavorativo.

87

Aziende valutate

687

Gruppi omognei incontrati

483

Check-list compilate

Per approfondire

Sebbene in generale lo stress sia positivo perché costituisce un naturale processo fisiologico  di adattamento alle sollecitazioni ambientali, quando si parla di stress  lavorativo si fa riferimento alla condizione di disagio, che emerge quando la  persona non si sente in grado di gestire adeguatamente le richieste   dell’ambiente esterne. Di fatto l’esposizione ad un determinato fattore di stress (p.e. un carico  di lavoro elevato) può comportare la condizione negativa solo nel caso l’evento  sia valutato dall’individuo come “minaccioso”, in  quanto egli non ritiene di possedere le risorse necessarie per affrontarlo  efficacemente.

  Lo stress lavorativo colpisce più di un quinto dei  lavoratori nell’Unione Europea (il 27% in Italia), rappresentando il problema  di salute associato al lavoro più rilevante dopo i disturbi muscolo-scheletrici  (EU-OSHA, 2009). Gli studi hanno evidenziato che brevi periodi di stress  lavorativo sono associati a problemi del sonno, cambiamenti d’umore, fatica,  mal di testa e disturbi di stomaco. Se invece l’esposizione allo stress  lavorativo è più prolungata, allora la salute risente di un’ampia gamma di  disturbi (ansia, depressione, disturbi del sonno, gastrointestinali,  immunitari, cardiovascolari ecc.).

In più, lo stress lavoro-correlato incide in maniera significativa  sulle organizzazioni riducendone le performance, al punto che gli studi lo indicano  quale causa di più della metà delle assenze lavorative totali. Nel complesso, a  livello dell’Unione Europea i costi lavorativi, personali e sociali associati  allo stress lavorativo ammontano a circa venti miliardi di euro annui.

Negli ultimi decenni, sono stati proposti diversi modelli  interpretativi dello stress lavoro-correlato, che si differenziano in relazione  al tipo ed al numero di fattori di rischio presi in considerazione. Di seguito  i modelli più riconosciuti:

  • Job Demand-Control-Support ( Karasek e Theorell, 1990). Il maggiore stress lavorativo (high strain) si verifica  nelle situazioni in cui sono presenti allo stesso tempo elevate richieste  psicologiche (job demand) e scarsa padronanza  lavorativa (job control, ossia poca discrezionalità  su metodi e tempi di lavoro e possibilità esigue di utilizzare e sviluppare le  competenze). Condizioni di “high strain” possono essere ulteriormente aggravate  (“Iso-strain”) dalla mancanza di adeguato sostegno sociale fornito da superiori  e colleghi di lavoro (workplace support;  Johnson e Hall, 1998).
  • Effort-Reward Imbalance (Siegrist, 1996). Lo stress lavorativo è  dovuto ad uno squilibrio (imbalance) fra  sforzi (effort) prodotti sul lavoro  (carico di lavoro, responsabilità, interruzioni, ecc.) e riconoscimenti ricevuti  (reward), in termini di prospettive  di carriera/sicurezza lavorativa, stima da parte dei colleghi e superiori.  Questo modello considera anche il ruolo delle componenti individuali,  identificando nell’ipercoinvolgimento nel lavoro (overcommitment) un fattore di personalità in grado di esacerbare il  grado di sbilanciamento percepito tra sforzi e riconoscimenti.
  • Job Demands-Resources (Demerouti et al., 2001). I fattori di rischio stress variano  a seconda del contesto esaminato, ma è possibile suddividerli in due aree lavorative  distinte: le “richieste” (job demands)  e le “risorse” (job resources). Le  richieste lavorative corrispondono a quegli aspetti di tipo fisico,  psicologico, sociale ed organizzativo del lavoro che esigono  un certo grado di dispendio psico-fisiologico. Di per sé le richieste non sono fonti  di stress negativo, ma possono diventare tali quando l’esposizione è prolungata  o gli sforzi per affrontarle non sono compensati da un adeguato recupero  delle energie investite. Le risorse lavorative sono quegli aspetti  fisici, psicologici, sociali e organizzativi del lavoro che: a) sono funzionali  al raggiungimento degli obiettivi di lavoro; b) riducono le richieste  lavorative ed i costi psico-fisiologici associati e c) stimolano lo sviluppo personale e professionale. Il modello riconosce che le risorse sono fondamentali nell’evocare stati di benessere quali  motivazione, coinvolgimento, senso di appartenenza.

Si possono distinguere fondamentalmente  in “soggettivi” ed “oggettivi”.

Gli strumenti “soggettivivalutano la percezione  di gruppi di lavoratori rispetto ai potenziali fattori di rischio stress nei  luoghi di lavoro. L’approccio quantitativo soggettivo consiste solitamente  nella somministrazione di questionari (a tutti o a un campione di lavoratori).  Nella maggioranza dei casi, i questionari sono composti da item a risposta  chiusa. Molti di questi questionari sono elaborati a partire da specifici modelli  interpretativi dello stress lavorativo (ad es. Job Content Questionnaire o  l’Effort/Reward Imbalance Questionnaire), altri prevedono un mix di scale  validate in letteratura in base ai fattori scelti ad hoc per la realtà  lavorativa. La valutazione può essere effettuata anche mediante approcci  qualitativi soggettivi, come per esempio le interviste semi-strutturate o Focus-Group, da  utilizzare alternativamente o in maniera complementare ai questionari. Il  vantaggio degli approcci qualitativi è soprattutto quello di permettere un  esame più approfondito e contestualizzato delle potenziali criticità presenti.

Gli strumenti “oggettivi”, più correttamente definiti  “esterni”, valutano i potenziali fattori di rischio stress lavoro-correlato attraverso  fonti conoscitive indipendenti dalla percezione dei lavoratori (Leitner e  Resch, 2005). Le tecniche usate più frequentemente sono l’osservazione diretta,  effettuata da esperti e guidata da check-list (per esempio i metodi RHIA/VERA e  SUVA-PRO), o l’uso di giudici esterni, per esempio i responsabili del processo  operativo, che quantificano il grado di esposizione dei lavoratori ai potenziali  fattori di rischio stress lavoro-correlato.

Sebbene numerosi studi in ambito  epidemiologico abbiano dimostrato la capacità dei modelli di stress nel predire  lo stato di salute (Häusser et al., 2010; Van Vegchel et al., 2005), questi  sono stati criticati sia per la loro eccessiva semplicità sia per l’attenzione  esclusiva posta sugli aspetti negativi del contesto psicosociale di lavoro.

Il  modello Job Demands-Resources è stato sviluppato più recentemente al fine superare  alcuni di questi limiti riportando l’attenzione  sul processo di natura motivazionale.

Il modello assume che le risorse lavorative  abbiano un potenziale motivazionale e contribuiscano a sviluppare un alto Work  Engagement, basso livello di cinismo e performances eccellenti. Le risorse  possono giocare sia un ruolo di motivazione intrinseca (dal momento che  rinforzano la crescita, l’apprendimento e lo sviluppo dei lavoratori), che un  ruolo di motivazione estrinseca (essendo strumentali nel raggiungimento degli  obiettivi).

Il modello propone inoltre che le risorse lavorative  influenzino la motivazione ed il Work Engagement quando le richieste lavorative  sono elevate (in accordo con la teoria di conservazione delle risorse “COR”; Hobfoll,  2001).

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